Il talento dei grandi terroir può talora percepirsi a colpo
d’occhio, senza essere condizionati dalla reputazione di cui godono. Basta guardarsi intorno; sentire che tutto collima, s’intona. Il racconto di chi ci lavora e le bottiglie che ne promanano verranno poi a dettagliare, difficilmente a smentire.
Così è stato in un limpido pomeriggio d’Autunno a Tufo, comune irpino di nemmeno mille abitanti a metà strada tra Benevento e Avellino. I ripidi saliscendi collinari percorsi in fuoristrada hanno acceso di stupore la mia ignoranza, svelando aperture scenografiche amalgamate da una naturale armonia. La presenza delle vigne è esposta e diffusa, felicemente accordata a quella del bosco; appezzamenti in larga parte esigui, di chiara derivazione domestica, testimoniano una coscienza agricola antica e identitaria. L’energia che si respira è veicolata da una bellezza che viene da definire classica, benché non scontata. Dalla seconda metà dell’Ottocento, per oltre un secolo, l’economia di Tufo e dei comuni limitrofi ha avuto come pilastro l’estrazione di zolfo, di cui l’area è assai ricca. Il vino ha comunque mantenuto una presenza forte, in ossequio a una vocazione millenaria.
Gli 800 ettari della DOCG, attraversati in diagonale dal fiume Sabato, si collocano ad altezze variabili tra 300 e i 600 metri. La composizione ipogea alterna sabbie, calcare, argille, depositi vulcanici, diffuse incursioni minerali; esposizioni e giaciuture tra le più diverse articolano un mosaico sfaccettato e frammentato. A complicare il quadro – rendendolo ancor più avvincente – sta il Greco, vitigno dalle vicende storiche e parentele genetiche impossibili da ricostruire con esattezza, al pari di altre cultivar mediterranee. Diffusosi nel tufese agli inizi del Novecento, dispone delle caratteristiche ideali per sottolineare la complessa articolazione della zona: impianto aromatico sostanzialmente neutro, significativa carica tannica, fittezza estrattiva e sferzante acidità. Non sovrapponendo profumi varietali alle caratterizzazioni parcellari, lascia campo libero alla loro emersione amplificandone le poderose vibrazioni tattili, di cui si rivela conduttore impareggiabile.
Cantine dell’Angelo è la piccola impresa della famiglia Muto; ha sede a Tufo e dispone di sette ettari vitati, con una produzione media annua di circa trentamila bottiglie. Angelo Muto ha inteso valorizzare il lavoro del nonno – minatore e agricoltore – iniziando dal 2006 a vinificare in proprio, separate le une dalle altre, le uve delle vigne Miniere e Torrefavale acquisite rispettivamente nel 1995 e nel 2000. La prima, in particolare, per estensione e peculiarità di collocazione rappresenta il vessillo dell’azienda: un mélange di argille, marne, gesso e quarzo poggiato sopra le antiche miniere di zolfo, elemento quest’ultimo rilevabile a occhio nudo dalle giallastre incrostazioni sulle pietre. Cinque ettari di impasto tenace e compatto, che rende impossibile ogni meccanizzazione anche a causa della forte pendenza. La perfetta esposizione garantisce luce e ricircolo d’aria, con intuibili benefici per la sanità dei frutti. Di recente Angelo ha sovrainnestato la Coda di Volpe in un lembo in località San Marco, ricavandone un vino nominato “Del Nonno”; una scelta dettata dalla volontà di riconoscere piena dignità a un vitigno aggiunto per consuetudine ai Greco ‘fatti in casa’ al fine di levigarne le durezze e arricchirne i profumi. Le lavorazioni nei campi sono svolte manualmente, ispirate dal buon senso empirico ricavato dalla storia familiare, con l’obiettivo di preservare la piena vitalità dei suoli. Nella cantina sottostante l’abitazione sia le fermentazioni spontanee senza contatto con le bucce che gli affinamenti sulle fecce fini avvengono in acciaio, realizzando una traduzione linda di luoghi inimitabili.
Gli assaggi
Irpinia Coda di Volpe DOC “Del Nonno”, 2023
Apre gentile su profumi di mango e camomilla, attraversati da un delicato sbuffo vegetale. In bocca una sapidità tenace fa da contraltare alla morbidezza tattile, vivacizzandone la compostezza. Amichevole senza bisogno di smancerie.
Greco di Tufo DOCG Riserva “Miniere” 2024
Un sibilo di buccia di limone e cardamomo, seguito da rimandi balsamici, disegna un naso di filigranata eleganza. Occupa il centro della lingua con una cascata di sale; finale aristocratico con rimandi minerali e agrumati da riesling trocken. Una promessa.
Greco di Tufo DOCG Riserva “Miniere”, 2023
Ammantato di luce chiarissima, evoca suggestioni sassose e metalliche amalgamandole in una coralità sussurrata. Liquido cerebrale e incisivo, ancora in fieri, perentorio nel rivendicare la propria origine con persistenza sulfurea e pungente.
Greco di Tufo DOCG Riserva “Miniere” 2022
Atmosfera chablisienne declinata in tonalità irpine su note di gas, ostrica e torba intrecciate da un quid salino indefinibile eppure inequivocabile. Il vorticoso mulinello di sapore innescato dal sorso si congeda su una scia gessosa di rara classe. Severo e potente, palesa l’importanza del passare del tempo per sedimentare l’unicità che gli pertiene.



Gentile Produttore Dell’Angelo,
Gentile Cantine dell’Angelo,


Io Vino, Selezione da Vitigno Autoctono. Una sesta edizione che racconta il vino in modo alternativo.